L’unione fa la forza: 2 investimenti per battere l’inflazione

A causa della guerra, abbiamo assistito ad un’impennata dell’inflazione, che in Italia è arrivata a toccare, nel novembre 2022, l’11,8%.

Le Banche Centrali si sono mosse a colpi di rialzi dei tassi d’interesse per cercare di farla tornare a valori più bassi, con l’obiettivo finale del 2%.

In Europa, nello scorso giugno, si è registrato un tasso d’inflazione del 5,5%. Quindi, piano piano, si sta tornando verso valori più normali, ma il percorso non può essere veloce.

Per raggiungere l’obiettivo del 2%, sarà necessario almeno un ciclo economico, che in media può durare 3/4 anni.

Nel frattempo, con l’inflazione alta chi ci rimette? Tutti.

La penalizzazione più impattante, infatti, è la perdita del potere d’acquisto, in quanto il Capitale, se lasciato infruttifero, in tre anni d’inflazione alta, non permetterà più di comprare le stesse cose di prima.

Il primo strumento di tutela è rappresentato, quindi, dal non stare fermi, dal non lasciare infruttifero il Capitale. Al contrario, è importante farlo lavorare e, in questo modo, attraverso gli interessi maturati e maturandi, riuscire a compensare la perdita del potere d’acquisto dello stesso.

Possiamo dire che per poter combattere l’inflazione è necessario investire e per poter sconfiggere l’inflazione è necessario scegliere investimenti di valore, coerenti alle proprie esigenze e propensione al rischio.

A tal fine, possiamo prendere in considerazione due strumenti d’Investimento: le Obbligazioni ed i Certificati.

Le obbligazioni, caratterizzate dalla garanzia del Capitale a scadenza, hanno dei rendimenti molto interessanti, che vanno dal 3% al 4%, a seconda della durata e dell’emittente. Tale rendimento non è sufficiente a sconfiggere da solo l’inflazione, ma può essere supportato dai rendimenti potenzialmente molto più elevati dei Certificati.

Questi ultimi possono essere a Capitale completamente protetto a scadenza, come le Obbligazioni, oppure possono prevedere una parziale protezione, nella maggior parte dei casi anche molto elevata. I rendimenti cedolari dei Certificati si chiamano Premi.

Nel caso di Premi fissi, sempre da preferire, il Certificato può arrivare a pagare in media anche rendimenti annualizzati dell’8%.

Ricordiamoci, inoltre, che nella nostra faretra non abbiamo solamente i rendimenti, ma anche la freccia molto affilata della fiscalità. Vecchie minusvalenze, infatti, possono essere compensate con i Premi dei Certificati per non pagare allo stato il balzello della ritenuta fiscale del 26%, che altrimenti verrebbe applicata.

Il giusto mix tra strumenti di valore, attentamente valutati e selezionati, è in grado di dare battaglia al mostro erosivo dell’inflazione.

Io posso aiutarti, se vuoi.

Il mio metodo si chiama Finessere®️ e mette la Finanza al servizio del Benessere.

 

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