Obbligazioni sì, obbligazioni no?

Da gennaio a giugno, nel mondo obbligazionario, è cambiato molto.

Sì è passati, infatti, da rendimenti di poco sopra allo zero a rendimenti vicini al 3%, a seconda della durata.

Gli emittenti, tra cui anche lo Stato italiano, hanno iniziato a proporre al mercato rendimenti agganciati all’inflazione, in modo da proteggere i risparmi dall’erosione del potere d’acquisto del denaro.

Si respira un fermento creativo, da tanto dimenticato e nascono nuove opportunità.

Naturalmente, come sempre, prima di investire in qualsiasi forma d’investimento, è necessario informarsi correttamente.

Per prima cosa, selezionare sempre Emittenti solvibili, in quanto investire in un’obbligazione significa stipulare un contratto, con cui si prestano soldi all’Emittente. E’ proprio l’Emittente che garantisce il pagamento degli interessi ed il rimborso del Capitale alla scadenza contrattuale.

E’ importante che la durata dell’obbligazione sia coerente con le proprie preferenze ed esigenze, in quanto avere la necessità di vendere il titolo sul mercato, prima della sua scadenza, potrebbe non essere vantaggioso dal punto di vista economico.

Con un’inflazione crescente, infatti, le Banche Centrali aumenteranno i tassi d’interesse e, quindi, il prezzo dei titoli, già emessi e con durate medio/lunghe, potrebbero subire notevoli cali.

Altra regola di grande valore è rappresentata dalla corretta diversificazione. Mai concentrare tutti i propri risparmi su un titolo, ma pianificare un Portafoglio Obbligazionario ragionato.

Il supporto di un bravo Consulente Finanziario può essere prezioso, al fine di raggiungere migliori risultati e maggiore serenità.

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