Onda su onda

Onda su onda…

Questa canzone degli anni ’70, pensata e scritta per Celentano da Paolo Conte, venne resa famosa qualche anno dopo da Bruno Lauzi nel suo momento di massimo successo…

Questo per dire che un’idea musicale, finanziaria o di altro genere che sia, può richiedere il momento giusto per avere successo.

È quello che sta accadendo alle energie rinnovabili, che potrebbero diventare presto le stelle del momento.

Le fonti di energia eolica, solare, idroelettrica, oceanica, geotermica, biomassa e biocarburanti costituiscono, da anni, alternative ai combustibili fossili.

Esse hanno il vantaggio di contribuire a ridurre le emissioni di gas serra e, diversificando l’approvvigionamento energetico, consentono anche di ridurre la dipendenza dai mercati instabili dei combustibili fossili, in particolare del petrolio e del gas.

La legislazione dell’Unione Europea, in questo ambito, si è evoluta in maniera significativa.

Si è passati, infatti, dall’obiettivo del 20% di consumo energetico da fonti rinnovabili del 2009 a quello del 40% entro il 2030 del luglio 2021.

Molte aziende, anche italiane, si stanno muovendo in tal senso, consapevoli dell’importanza di cavalcare il cambiamento prima di altri ed assicurarsi il vantaggio competitivo.

Qualche giorno fa, la mia attenzione è stata catturata dalla rubrica di RaiNews24 sull’ambiente, durante la quale si parlava proprio di onde…

Il moto ondoso è considerato la più grande fonte di energia rinnovabile inutilizzata del Pianeta e, a differenza del sole e del vento, esso non si ferma mai. Inoltre, la potenza energetica media delle onde è cinque volte la potenza ottenibile dall’eolico e venti volte quella del fotovoltaico.

L’agenzia nazionale ENEA e l’ente RSE hanno calcolato che, se si riuscisse a sfruttare completamente l’energia delle onde, si otterrebbero 80 mila miliardi di KWh, vale a dire cinque volte il fabbisogno annuale di energia elettrica del mondo intero.

Eni, ad esempio, sta lavorando, da tempo, con il Politecnico di Torino per perfezionare un sistema energetico di questo tipo. Il sistema utilizzato si chiama ISWEC e consiste nel convertire l’energia delle onde marine in energia elettrica, rendendola immediatamente disponibile per impianti off-shore o immettendola nella rete elettrica per dare corrente a comunità costiere.

Si tratta di una soluzione semplice, ma con un cuore d’alta tecnologia.

Il sistema, infatti, è costituito da uno scafo galleggiante, ancorato al fondale marino, con al suo interno una coppia di sistemi giroscopici, simili a trottole, collegati ad altrettanti generatori.

Le onde fanno muovere lo scafo come se fosse un galleggiante. Questo movimento viene intercettato dalle trottole/sistemi giroscopici e trasformato in energia elettrica dai generatori.

Un impianto di questo tipo si trova a Ravenna, collegato alla piattaforma PC80 ed integrato con un impianto fotovoltaico.

Anche Enel non è rimasta a guardare.

A Las Cruces, sull’Oceano Pacifico, dove i surfisti parlano di spot, vale a dire di quei luoghi, in cui si frangono le onde migliori da cavalcare con le tavole, è stato installato, ad aprile 2021, il primo convertitore di energia del moto ondoso dell’America Latina. Esso si chiama “boya generadora” ed è una specie di un’enorme boa, alta circa 14 metri e pesante 10 tonnellate, di cui solo tre metri in emersione.

È posto ad oltre un chilometro dalla costa, ancorato al fondale sabbioso, ed integra al suo interno un sistema di batterie da 50 kWh.

Grazie al movimento continuo del mare, la boya generadora si muove sul pelo dell’acqua, salendo e scendendo, trasformando l’energia del moto ondoso in energia elettrica, che va ad alimentare una serie di sensori oceanografici posti a monitoraggio dell’ambiente subacqueo. Tutto questo senza alcun impatto sull’habitat dell’Oceano.

Molto presto si parlerà dell’energia che viaggia sulle onde del mare ed essa potrebbe rappresentare un’interessante idea d’investimento. Come?

Le aziende che operano in questo settore, come in ogni altro settore, per poter fare ricerca ed innovazione hanno bisogno di reperire capitali dal mercato, perché i capitali provenienti dal sistema finanziario (mutui, finanziamenti…) non sono sufficienti e troppo onerosi.

Ecco, quindi, che noi risparmiatori/investitori possiamo privilegiare quegli investimenti, che hanno in pancia aziende di questo tipo, in modo da contribuire alla loro crescita e poter avere in cambio un interessante ritorno economico.

Naturalmente, non tutte le aziende, indistintamente, sono di valore, ma un bravo Gestore ha gli strumenti necessari per poterle selezionare.

 

 

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